Archive for Maggio 2010

27 Mag 2010

il significato dell’Affetto …dell’Amicizia….dell’Amore…

Filed under Argomenti vari

bimbiTi voglio per amico, ed è importante per me che tu lo sappia.
Però, anche se tu non lo sapessi e non ti interessasse saperlo ti vorrei bene lo stesso.
Non ti voglio bene per me: ti voglio bene per te!
Non sei una cosa che voglio possedere.
Sei una persona che voglio vedere sbocciare ogni giorno di più.
Se avrai tempo per me sarò felice di stare insieme a te.
Se sarai occupato e non mi vorrai accanto cercherò di capirti;
da parte mia, se cercherai il mio tempo farò in modo di sbrigarmi,
perché immagino che non mi cercherai senza una ragione.
Per me la tua ragione sarà sempre importante!
Se vuoi piangere, ti offro le mie spalle; se vuoi urlare contro il mondo ti offro la mia voce;
se vuoi sorridere ci sono anch’io a sorridere con te.
Se vuoi pace e silenzio cercherò di parlare, ma non troppo;
 se per caso cercherai di vedere in me l’unico amico che hai,
cercherò di farti trovare altri amici,
 perché non potrei mai darti tutto ciò di cui hai bisogno.
Non voglio essere il tuo unico amico.
Sembra bello, però non ti farà bene.
 Hai bisogno di altri, come me.
Se si spegnerà la tua luce, prendi la mia; se la tua pace se ne va,
 ci sarà ancora la mia, prendila pure.
Se la tua fede si farà confusa, credi con me: insieme si crede meglio
 Se avrai paura uniamo le nostre paure, forse troveremo il coraggio di vivere.
Allora non ti prometto di non deluderti mai!
Sai che sono umano e perciò posso sbagliare.
Non ti prometto di amarti come vuoi essere amato!
Non ti prometto niente più che di cercare di essere vicino a te e camminare insieme.
Voglio essere il tuo compagno. il tuo amico, il tuo fratello,
 senza la presunzione di essere la tua unica forza.
Guardami negli occhi e cerca di immaginarmi come un ponte:
non devi restare in me,
 devi passare attraverso me,
perché io sono tuo amico,
 perché sono la tua strada verso l’infinito,
perché sono il ponte che ti porta all’aldilà
 e se non riuscissi a portarti più vicino a Dio
 non sarei stato un vero Amico.

Anonimo brasiliano

8 commenti

19 Mag 2010

come il caffè

Filed under Argomenti vari

Una carota, un uovo e una tazza di caffè…. questa storiella mi è giunta via e-mail, la riporto qui per non perderla e condividerla!!! :-) io l’ho trovata bellissima.

Una giovane ragazza venne dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse così dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva tanta voglia di piantare tutto; era stanca di combattere con le vicende della vita. Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose.

 

La madre la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto. Presto l’acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffè macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente.

Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su un piattino. Così fece anche con l’uovo, e versò il caffè, filtrandolo, in una tazza.

 

Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: “Dimmi cosa vedi.”

Una carota, un uovo e del caffè”, rispose la figlia.

La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota. Lo fece e notò che era soffice. Poi la madre le disse di prendere in mano l’uovo e di romperlo.

Dopo averlo tolto il guscio, notò l’uovo indurito dalla bollitura.

Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva.

Poi, chiese alla madre: “ Che cosa significa tutto questo?”

La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità: l’acqua bollente. E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso.

La carota era entrata nell’acqua forte e dura…. Ma dopo aver lottato con l’acqua bollente, si era rammollita e indebolita.

L’uovo era entrato nell’acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo interno liquido, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.

Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo essere stato gettato nell’acqua bollente, esso aveva agito sull’acqua e l’aveva trasformata!

Con quale di questi tre ti identifichi”, chiese la madre alla figlia?

Quando l’avversità bussa alla tua porta, come rispondi? Ti comporti come la carota, come l’uovo o come i grani di caffè macinati?

Chiediti sempre “a quale di questi tre rassomiglio”?

Sono come la carota che sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza e dell’avversità divento soffice e rammollita e perdo la mia forza?

Sono come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, ma cambia con il calore? Avevo un buon carattere e un’indole serena, poi a causa di una sofferenza causata dalla morte di una persona cara o da una depressione, una transazione finanziaria andata male o qualche altra prova, sono diventato  indurito e gelido? Forse il mio guscio sembra sempre lo stesso, ma all’interno mi sento amareggiato e indurito, con uno spirito arido e un cuore duro?

Oppure, sono come il caffè macinato? Se guardi bene, esso cambia l’acqua, cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza. Quando l’acqua si scalda, il caffè comincia a emanare il suo aroma e la sua fragranza.

Se sei come il caffè, quando le cose cominceranno ad andarti male, tu diventerai migliore e cambierai la situazione che ti concerne.

Quando ti senti male, e le prove della vita sembrano essere enormi, cerchi di elevarti ad un altro livello? Come ti comporti nelle avversità? Sei come una carota, un uovo o come i grani di caffè macinato?

Possa tu avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte, e abbastanza sofferenze da farti rimanere umano, e abbastanza speranza da renderti felice.

Le persone più felici non sono quelle che hanno il meglio di tutto; Sono quelle che sanno tirare il meglio da quello che la vita riserva loro.

Il futuro più luminoso sarà sempre basato su un passato dimenticato; non puoi avanzare nella vita se non lasci andare gli sbagli del tuo passato e tutto quello che ti fa soffrire nel profondo.

La sofferenza è solo un piccolo mezzo per crescere e aiutarci a capire la sofferenza altrui, è un cavallo da domare per poterlo cavalcare e correre verso prati verdi.

Io mi sento un po’ uovo, un po’ carota e un po’ caffè….un po’ mi sono ammorbidita (prima in tante situazioni ero più critica e poco portata alla comprensione…), un po’ mi sono indurita (prima porgevo sempre l’altra guancia, prima sorvolavo su tutto quel che non mi andava a genio….sopportavo e sorridevo, adesso manifesto i miei dissenzi e le mie insoddisfazioni) e un po’….ho comunicato al mondo ciò che mi è capitato offrendo tanti caffè!!!

:-)

buona giornata mondo!

 ti offro un caffè...ti và?

 

6 commenti

12 Mag 2010

storia di Mary 2

Filed under Argomenti vari

Mary scorreva i ricordi come se sfogliasse le pagine di un album di foto, una raccolta di istanti immortalati per sempre in un fazzoletto di carta lucida.

Ama la carta Mary.

L’aveva sempre amata visceralmente, profondamente..senza sforzo, un sentimento semplice e naturale che le nasceva spontaneo in tanti piccoli gesti quotidiani.

Erano di carta libri e quaderni con i quali aveva imparato a leggere e a scrivere. Erano di carta i testi nei quali si immergeva nel passato a studiare, anzi  -  meglio – cercar di capire  era ciò che voleva, la storia.

Erano di carta i giornalini da bambini Braccio di Ferro, Tiramolla, Topolino,  i libri con le storie di Giulio Verne, Emilio Salgari, Louisa May Alcott, poi venneno i romanzetti rosa mescolati a Leopardi, Shakespeare, Pirandello, Hemingway e mille altri che crescendo cambiavano e l’accompagnavano nel viaggio verso la conoscenza del mondo e degli uomini.

Un viaggio che non aveva fine.

Bello pensare a qualcosa che non finisce.

Pensare all’infinito regala profonda quiete e attimi di intensa ed intima gioia.

L’infinito cielo pieno di stelle, l’infinito orizzonte del mare che osservava passeggiando lungo il porto di sera.

Quanti piccoli pezzi di infinito ci fanno compagnia ogni giorno, invece tutto ci appare effimero e fuggente. Difficile avere occhi per ciò che invisibile ed intangibile ci accarezza ogni giorno regalandoci forza e piccole risposte ai mille perchè.

Sono di carta quaderni dove scrivere idee e riportare fatti e avvenimenti, sogni, progetti, impegni; di carta i foglietti pieni di appunti che le riempiono tasche, borse, portafogli.

Erano su carta le parole che la facevano sognare, ridere, piangere, emozionare, riflettere, crescere.

La carta fu il primo cibo della sua anima.

I primi amici, i primi amori nascevano tra le righe di pagine di carta.

La sua fantasia vestiva il tutto, dava colore, odore, forma.

Le piaceva sentire la consistenza della carta tra le dita mentre sfogliava le pagine.

Le piaceva viverli i libri. Erano vivi.

Le parlavano, la confortavano.

Faceva le orecchie alle pagine, sottolineava, prendeva appunti e scriveva pensieri.

Ed era di carta il suo primo diario. Foderina rossa di tessuto, lucchettino, custode silenzioso dei mille segreti segretissimi di una bambina assolutamente ignara di cosa significasse la vita ma già piena di domande e osservazioni su ciò che le accadeva intorno. Ed era su carta quella lettera arrivata a sua madre quel giorno.

Talvolta Mary aveva la sensazione che nel corso della vita un evento, o forse un susseguirsi di aventi le avesse spaccato il cuore in due parti, una spenta, un’altra che batteva ancora forte.

Altre volte pensava che la sua vita, la vita di tutti a ben pensarci,  era una straordinaria raccolta di tante vite, di tutto ciò che nello scorrere del tempo aveva assorbito ascoltando uomini e donne narrare gioie e dolori, scelte giuste e scelte sbagliate.

Per lo più sentiva parlare di storie sbagliate….chissà perchè gli esseri umani hanno la capacità di agire pentendosi poi spesso di ciò che hanno fatto….se lo chiedeva tante volte. Errare umanum est. Se lo diceva da sola come risposta e l’anima tornava quieta almeno per un momento.

Guardava fuori dalla finestra Mary e ripensava al messaggio in segreteria che aveva ascoltato poche ore prima: “quella faccenda non mi interessa”. Era stata sua sorella a lasciare quelle poche parole precedute da poche altre. Sua sorella.

Una delle vite che toccano la tua ma non sono tue che aveva solcato una traccia nei polpastrelli della sua anima.

In quel momento avrebbe voluto avere come tanti un vecchio album di foto di famiglia  da sfogliare. Immagini che danno un senso fatto di ricordi di profumi, sapori, colori e odori a quella parola: sorella. Anche il ricordo di un bisticcio le sarebbe bastato, un bisticcio tra bimbi. Ma come si può sperare di trovare qualcosa che non è mai esistito?

Sua sorella Paola era nata sei anni prima di lei in ciò  che fu un’altra vita di quella donna che entrambe chiamavano mamma, Silvia.

Silvia era stata una bellissima ragazza, piena di vitalità e sorrisi. La provincia dove viveva le stava stretta indosso ma era ingenua, semplice, non immaginava lontanamente che invece sarebbe giunto il giorno di dover scegliere tra  poter vivere se stessa o morire annichilita dai rabbiosi rimproveri….in altre parole scegliere tra quella città di provincia o andare via e tentare di riprendersi la dignità.

Una sera, penso che per chi non c’era la definizione di “stupida sera” sia quanto di più  calzante, tra le braccia del suo amato Silvia conobbe l’oblio delle regole e della moralità. Dimenticò ciò che le era stato ripetuto all’infinito e scaldata dalle sue emozioni si concesse all’amore.  E quella sera le portò un regalo inaspettato. Una figlia in grembo. Non oso immaginare l’attimo nel quale si ritrovò con addosso “la colpa”, la sua lettera scarlatta, so cosa accadde in seguito.

Mille cose dette, mille azioni tese a scatenare odio e guerra. E guerra fu. Chi pagò -come storia insegna – furono le vittime, non coloro che la dichiararono. D’altra parte si sa….le guerre sono stupide. Tutte le guerre sono stupide. Quel che accadde a Silvia è un’altra vita da raccontare. Una fuga diede fine ad una parte della vita di Silvia (parte nella quale diede alla luce Paola) e la stessa fuga iniziò un’altra vita nella quale nacque Mary.

Mary sentì di nuovo il messaggio registrato, ascoltò di nuovo la voce di quella sorella amata e mai avuta.

Non sapeva che nel cuore di Paola per tanti lunghi anni era stato coltivato il seme del rancore, della rabbia, dell’invidia da parte di quella donna che aveva voluto con tutta se stessa distruggere la vita di Silvia.

E non erano bastati i tentativi di spiegazione. Parlare serve a poco se chi dovrebbe ascoltare innalza mura invalicabili nel suo spirito.

Mary continuava a guardare fuori dalla finestra, il cielo si stava facendo più scuro mentre la sua anima sentiva una musica nascere da qualche parte dentro di lei.

Era la musica dell’infinito senso-non senso del vita. E sorrideva…pensando a quella frase di Hemingway che amava: “il vecchio sognava i leoni”.

2 commenti